Rischio climatico e stress termico per i lavoratori edili sulle coperture

Rischio climatico e stress termico per i lavoratori edili sulle coperture

Rischio climatico e stress termico per i lavoratori edili sulle coperture

Autore: Dott. Tamhid Tishad – Medico del lavoro
Analisi tecnica per Datori di Lavoro, RSPP e professionisti della sicurezza sul lavoro.

Introduzione: il cantiere edile nell’era del cambiamento climatico

Il cambiamento climatico e il progressivo aumento delle temperature globali hanno reso la gestione del rischio termico una priorità assoluta per la sicurezza sul lavoro. Nei cantieri edili, l’esposizione è costante, ma è nei lavori in quota — in particolare sulle coperture — che si raggiungono i livelli di criticità più elevati.

L’esposizione prolungata al calore può causare uno stress termico severo. Le conseguenze non riguardano solo la salute a lungo termine, ma hanno un impatto immediato sulla sicurezza: la perdita di lucidità e il calo della coordinazione aumentano drasticamente la probabilità di infortuni gravi.

Contesto normativo ed evoluzione della sicurezza

La normativa italiana (D.Lgs. 81/08) impone all’articolo 28 la valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli microclimatici. L’evoluzione della sicurezza in edilizia ha portato a una maggiore consapevolezza: se un tempo il calore era considerato un “disagio inevitabile”, oggi è trattato come un agente fisico pericoloso da gestire nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

L’evidenza dei dati INAIL conferma che la prevenzione non è solo un obbligo etico, ma un fattore di efficienza aziendale. Una corretta pianificazione permette di ridurre gli infortuni estivi e di gestire al meglio le sospensioni lavorative tramite la Cassa Integrazione (CIG) quando le temperature superano i 35°C.

L’ambiente severo caldo sulle coperture: i fattori moltiplicativi

Lavorare su un tetto espone a sollecitazioni termiche uniche, diverse da quelle del piano stradale:

  • Effetto albedo: le superfici metalliche o chiare riflettono la radiazione solare direttamente sul corpo del lavoratore.
  • Accumulo termico: le guaine bituminose scure possono superare i 70°C, cedendo calore per irraggiamento costante.
  • Ingombro dei DPI: le imbracature anticaduta e i caschi, pur essendo vitali, limitano la traspirazione e impediscono al sudore di evaporare correttamente.

Metodologie di valutazione del rischio: l’indice WBGT

Per misurare lo stress termico in modo scientifico si utilizza l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature).

L’indice WBGT è un parametro utilizzato anche nella sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti al rischio termico. Esso integra quattro variabili: temperatura dell’aria, umidità, velocità del vento e radiazione solare. Questo calcolo permette al Medico Competente e all’RSPP di stabilire con precisione i tempi di lavoro e le pause necessarie per evitare il superamento dei limiti fisiologici.

Fisiopatologia dello stress termico e rischio infortunistico

Quando il corpo non riesce a dissipare calore, la temperatura interna sale. Oltre i 38°C iniziano a manifestarsi sintomi critici. È fondamentale saper distinguere i segnali premonitori per intervenire prima del colpo di calore. [Image of heat stress symptoms vs heat stroke]

In quota, anche un lieve capogiro o un crampo muscolare possono portare alla perdita di equilibrio. In questo contesto, lo stress termico diventa il principale catalizzatore del rischio di caduta dall’alto.

Misure di prevenzione e gestione del lavoro

La prevenzione deve essere integrata nell’organizzazione del cantiere attraverso un piano operativo chiaro:

Livello di intervento Azioni suggerite
Organizzativo Inizio lavori anticipato (ore 06:00); pause frequenti in zone d’ombra; monitoraggio reciproco (buddy system).
Tecnico Allestimento di gazebo temporanei sui tetti; sistemi di nebulizzazione nelle aree di sosta.
Individuale Indumenti in fibra tecnica traspirante; integrazione costante di acqua e sali minerali.

Il ruolo della sorveglianza sanitaria

Il Medico Competente seleziona i lavoratori idonei alle attività in ambiente severo caldo. Particolare attenzione viene posta ai soggetti “fragili”: lavoratori con ipertensione, patologie renali o diabete, per i quali il rischio di scompensi dovuti alla disidratazione è sensibilmente più alto.

I giudizi di idoneità possono prevedere limitazioni specifiche, come l’esclusione dai lavori in copertura nelle fasce orarie 12:00-16:00 durante i mesi di luglio e agosto.

Conclusioni

Gestire il rischio climatico sulle coperture richiede un approccio multidisciplinare. Non si tratta solo di “fornire acqua fresca”, ma di analizzare l’ambiente con strumenti tecnici (WBGT), formare i lavoratori e adattare i protocolli sanitari alle condizioni reali del cantiere.

Un ringraziamento ai professionisti e alle imprese che scelgono ogni giorno la strada della prevenzione tecnica e della tutela della salute dei propri collaboratori.

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Esterno di un edificio a Toronto, Canada

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